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Cava dei Tavolini: uno dei crimini più aberranti

A cura di gianluca Briccolani

Dopo interi mesi senza di loro mi sentivo in colpa, troppo in colpa…

Il lavoro mi stava fisso alle calcagna ogni singolo giorno, anche dopo Natale.  Ma alla tradizionale gita in montagna dell’Epifania, mai e poi mai avrei rinunciato.

Inforco i pedali della macchina e arrivo nel mio posto nel mondo che è sera.

La mattina parto dal rifugio Del Freo che è ancora buio: la Pania della Croce non ha ancora indossato la sua bella mise invernale e quindi d’alpinismo invernale ancora non se ne parla.

Quando per lo scarso allenamento arrivo ansimante sulla cima del Monte Corchia, mi distendo su quel tappeto di paleo che non ha potuto blandire la mia schiena nell’avventura di due anni fa. I caldi raggi dell’aurora dispensano amabilmente le loro cure sul mio viso. I lineamenti però restano tesi, perché tanto sanno già che oggi non sono venuto a celebrare l’eterea bellezza delle Alpi Apuane.

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Il cuore mi ha portato fino ad oltre i 1600 metri per aver consapevolezza di uno dei disastri ambientali più crudeli inferti a questo santuario della speleologia così terribilmente eviscerato dall’ingordigia dell’uomo.

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Il crinale del Monte Corchia che da oriente se ne va in direzione del mare è difatti accerchiato da escavazioni e quanto tempo resterà integro il suo filo non è dato di saperlo…

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L’attivissima cava dei Tavolini, lo ha aggredito da sud fin nei suoi ultimissimi metri.

Quando scendo a dare un occhiata, il cuore mi si attanaglia in una morsa di dolore.

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Poi la lettura di un cartello in piena parete mi getta interamente nello sconforto: l’acquisto di un macchinario per il taglio del marmo è stato assurdamente finanziato dalla Comunità Europea.

Forse  queste bellissime creature di roccia sono veramente condannate al martirio.

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Cave del Retro-Corchia

A cura di Gianluca Briccolani

 Anche se la natura rigogliosa ha in parte nascosto la larga ferita che strazia a metà il fianco nord-orientale del Corchia, si sale in un aberrante marmifera aperta a colpi di dinamite.

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Essa arriva fino quasi a lambire la cresta che divide la cima principale della montagna dalla sua anticima e, anche se oggi le cave del Retro-Corchia sono per fortuna dismesse, per estirpare alcuni metri cubi di arabescato fiorito dalla montagna qualche prepotente decise che doveva far suo anche questo meraviglioso versante. Già i padroni delle montagne… Quelli che poi alla fine non si degnano mai di rimuovere nulla, nemmeno un seppur semplice metro di filo elicoidale…

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Un mix di eternit, ruggine e liquido delle batterie giace a terra. A ogni pioggia farà come sempre percolare tutto il suo venefico potere inquinante all’interno di uno dei complessi ipogei più importanti al Mondo: l’Antro del Corchia.

Una delle tante emergenze ambientali a cui nessuno dice niente…

Di là dalla valle, mentre si spengono gli ultimi tizzoni di sole del giorno, il Monte Sumbra sembra restare attonito mentre osserva l’ignoranza di un enorme compressore giallo lasciato a decomporsi sull’amenità della sua meno fortunata amica montagna.

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